Trasporti e comunicazioni a cavallo

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Nell'Antica Roma, per i trasporti pesanti venivano impiegati i forti cavalli nord europei e i trottatori importati dalla Britannia.

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Il cavallo nei trasporti e nelle comunicazioni dell’Antica Roma

di Benedetto di Giulio

Gli antichi romani sono giustamente famosi come un popolo di conquistatori, la loro espansione
avvenne nel corso di diversi secoli, prima in Italia e successivamente nelle altre regioni. Si trattò sostanzialmente di conquiste militari. La fanteria Romana era il corpo più importante e i soldati combattevano armati di grandi scudi e del corto gladio particolarmente adatti nei combattimenti ravvicinati. Non erano all’inizio grandi cavalieri, ma quando, specialmente durante le guerre puniche entrarono in contatto con la cavalleria leggera di Annibale e con quella spagnola compresero immediatamente l’importanza di una forte cavalleria militare.
Popolo pragmatico e deciso diedero immediatamente impulso ad un allevamento equino sia per le esigenze dell’esercito ma anche per la fondazione di razze di cavalli da adibire per qualsiasi impiego.
Molti allevamenti presero vita nella penisola italica in particolare nel meridione dove terreni e pascoli risultavano molto adatti. Vennero impiegati stalloni e fattrici autoctoni incrociati a seconda delle esigenze con cavalli importati dalle diverse province dell’Impero (Iberia, Gallia, Siria, Britannia, Nord Africa).
Per la guerra erano impiegati gli antichi cavalli campani coraggiosi e resistenti, per i trasporti pesanti i forti cavalli nord europei e i trottatori che Giulio Cesare impotò dalla Britannia.
Per i servizi a sella ed il trasporto celere vennero utilizzati stalloni ispanici.
I cavalli orientali ed africani come miglioratori di molte razze e per le corse ed il circo. Non solo cavalli ma anche muli, asini, bardotti derivati dagli incroci tra i vari equini.

Tutta questa popolazione equina rappresentava la forza motore dell’epoca ed aveva quindi una importantissima valenza economica, tenuta in gran conto non solo per l’importanza militare ma anche per i trasporti e le comunicazioni.  
Il servizio postale nel periodo imperiale era talmente ben organizzato che i servizi di posta celere “Cursus rhedarum” recapitavano, nella Capitale, in pochissimo tempo dispacci da tutte le regioni dell’impero.
Un servizio di “Cursores”, una sorta di pony-express ante litteram, adibiti a questo servizio aveva la precedenza su tutti quando arrivava alle stazioni di posta.
Velocemente arrivava ed altrettanto velocemente ripartiva dopo il cambio della cavalcatura.
In queste “Mansio” si poteva anche trascorrere la notte. Nei terreni intorno alle stazioni erano sempre a disposizione un gran numero di cavalli per il cambio. I viaggiatori trovavano accoglienza per rifocillarsi e riposare. Queste stazioni erano dislocate su tutta la rete stradale consolare che veniva percorsa non solo a piedi o a cavallo ma anche con carri utilizzati per i diversi tipi di trasporto.
Si potevano vedere le une insieme alle altre eleganti bighe i “Cisium” con attacchi di coppie di cavalli agili e leggeri chiamati “Celer” oppure le pesanti “Clabula o Carruca” trainate da robusti cavalli detti “Carrucarius”.  Carri di lusso di derivazione etrusca  “Carpentum” parcheggiati per così dire accanto alle “Carruca  dormitoria” carro pesante per dignitari a volte adornati perfino con statue, trainati da buoi o muli.
Carri pesanti a quattro ruote i “Currus” vicini al “Plaustrum” il carro a sponde utilizzato per i lavori agricoli.
Trovava alimento e cure in queste stazioni il cavallo da soma “Iumentum insieme al cavallo porta bagagli “Sarcinarium”.
Per la posta celere veniva utilizzato un carro chiamato “Rheda” e “Veredi” i cavalli ad esso attaccati. I luoghi in cui si ritrovavano tutti questi carri ed animali erano chiamati “mansio” e “stazio” e qui, riposando dalle fatiche del viaggio gli Antichi Romani potevano mangiare e discorrere su quanto accadeva nell’Impero.

 

 

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