Proprio due anni fa, come riportato e approfonditamente commentato dalla rivista “Archeologia Viva” (Giunti editore) ricorreva il cinquecentenario della edificazione della unica, splendida, eccezionale BASILICA DI SAN PIETRO: incanto dell’Urbe e simbolo storico di fede e arte.
Per amare e cogliere sempre più il valore della nostra capitale appuntiamo qui qualche nota sui lavori che cominciarono il 18 aprile 1506, mentre al soglio pontificio si trovava Giulio II della Rovere (1503-1513).
Ci vollero oltre 150 anni per chiudere il cantiere, la basilica infatti venne consacrata soltanto il 18 novembre 1626 e in essa misero la loro eccelsa mano artisti del calibro di Raffaello, Michelangelo, Bramante, il Borromini, Gianlorenzo Bernini e altri.
Oggi qualunque visitatore rimane a bocca aperta, preso da mille emozioni e restando in estatica visione colto da diversi stimoli sia diretti al cuore che alla mente, in un godimento estetico e sentimentale assai particolare.
Per dare avvio ai lavori si dovette rinunciare all’antica basilica costantiniana, che per più di un millennio era stata mèta di tanti pellegrini e solo grazie a carteggi e testimonianze come disegni e descrizioni abbiamo oggi idea di questa costruzione. Il monumento non venne tuttavia raso immediatamente al suolo, trascorsero infatti altri due secoli prima che gli attrezzi lo colpissero definitivamente.
Anticamente alla tomba di Pietro si accedeva attraversando una bellissima piazza di portici, poi i pellegrini si purificano presso un’apposita enorme fonte ancor oggi visibile, di materiale bronzeo, nel rione romano Pigna.
Nell’assetto cinque-e seicentesco la basilica cambiò assai e pur stupendo dovette rinunciare a splendide strutture, tuttavia, pur ruotando assai di più l’antica costruzione intorno alla tomba del primo papa, ancor oggi il centro del tutto è il sepolcro di Pietro. Per due millenni però no si cercò di trovare davvero le reliquie dell’Apostolo e solo negli anni ’40 del secolo scorso si cominciarono davvero le indagini. In un piccolo frammento d’intonaco, assai messo in discussione, sta scritto in lettere greche “PETR EN”, per giungere alla frase “PETROS ENI”: ovvero Pietro è qui. Causa errore degli archeologi le ossa dell’Apostolo furono inizialmente rimosse tuttavia ricollocate in sito dopo lunghe e attente ricerche.
Sin da subito il complesso rinascimentale divenne parte integrante della nostra storia in quanto Paese ma anche della storia di tutta la religione Cristiana.
La cupola progettata da Michelangelo è probabilmente ciò che più di notevole si trova in sito.
Da sottolineare che fu il Bernini a collocare al centro l’obelisco egizio, che all’inizia era stato messo sulla spina del circo di Caligola.
di Roberto Bianchi