Panem et Circenses

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Andare al Colosseo era parte integrante della quotidianità; l’ingresso era gratuito a disposizione di tutti

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Ludi e Teatro romano

di Roberto Bianchi scrittore senese

Nel numero di gennaio e febbraio del bimensile “Archeologia Viva!” compare un bell’articolo sul teatro romano e sui ludi, anche se le belle pagine si riferiscono principalmente agli spettacoli teatrali. Unendolo alle informazioni che abbiamo raccolto su alcuni dei molteplici testi dedicati all’argomento ci siamo permessi, attingendo da varie fonti, romanzi, documenti storici, trattatati filosofici, di fare alcune riflessioni, non assurgendo al ruolo di educatori ma con l’umile intento di chiarire le cose a chi afferma l’inutilità di tanti spargimenti di sangue al Colosseo come un atto assai grave per i Romani.
Si sottolinea infatti più volte, negli annali e nei libri dei grandi storici, come i giochi ludici avessero un loro importante ruolo edificante, parlavano del valore della vita e anche di quello della morte.
Bisogna farsi trovare sorridenti dalla morte era uno dei motti dei gladiatori mentre intraprendevano il loro duro addestramento.
Il discorso si fa complesso. Vogliamo condurre, per spiegarci, ai tempi attuali: la così detta Era della comunicazione. Gli antichi romani non avevano libri. I pochi ricchissimi che tenevano pergamene di Virgilio, Omero, Cesare e Catullo magari si limitavano a leggere qualche poesia. Eppure si riuscì ad acculturare il popolo, o almeno a far crescere importanti messaggi nella mentalità dei Romani. Tra le mille comunicazioni che si riuscì a dare, dal sentimento di patriottismo al rispetto per l’altro, attraverso i giochi circensi si crebbe fino a capire che occorre rispettare la dignità di ognuno, si comprese che ogni essere ha caratteristiche peculiari che lo rendono unico e irripetibile e non si può porre fine arbitrariamente alla vita del prossimo. I film e i documenti d’oggi esaltano del Colosseo le lotte armate, il sangue e la violenza ma ben altra cosa c’è dietro ai ludi. C’è l’aver con i secoli imparato a sostituire gli spettacoli sanguinosi con la presentazione di belle fiere, con i giochi degli atleti. Attualmente, con la tv, i giornali, internet, i libri che si possono leggere a video in un battibaleno, non si riesce a comunicare. I romani avevano capito che il messaggio si rivela in altro modo. Basta pensare ai best seller, in un mondo di miliardi di persone se ne vendono pochi milioni di copie e poi chissà quanti si mettono a leggere. Il romano aveva invece compreso, ci vuole la testimonianza diretta per educare, acculturare, arricchire le conoscenze del popolo. Così, attraverso l’arena partì il messaggio che riuscì a evolversi con il passare dei secoli, fino a quando non furono emanate le leggi che proibivano gli spargimenti di sangue sull’arena e la gente afferrò l’importanza della vita.
Giornalisti, scrittori e registi non mirano che al target, non ci sono intenti educativi, così che mentre i Romani cessarono di far morire schiavi o anche volontari in scontri gladiatori, noi continuiamo a uccidere giovani negli stadi alla domenica allo stadio, dove si dovrebbe andare proprio per divertirsi e trascorrere piacevoli ore serene.
I ludi romani trassero origine dal teatro etrusco e greco. Mentre in Grecia si continuarono a recitare sul palcoscenico le tragedie di Sofocle e compagni, per educare, istruire, dare notizie, infondere concetti, a Roma si davano importanti spettacoli donati dall’imperatore. Col tempo però il personaggio principale, per il pubblico, divenne il gladiatore: l’eroe.
Andare al Colosseo era parte integrante della quotidianità. Così se oggi l’italiano medio non è capace nemmeno di leggere il giornale, pochissimi sono quelli che si pappano più di un libro all’anno e ci si limita soltanto a guardare violenti films, o tribune elettorali nelle quali niente si dice, il romano aveva tutto il giorno per prepararsi all’evento. L’ingresso era gratuito a disposizione di tutti. Tanti e importanti furono i messaggi edificanti.

 

 

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