Ottaviano e fine della Repubblica

La vasta opera di riforma politica e amministrativa di Ottaviano trasformò Roma

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Dalla Repubblica all’Impero

Come pose fine, Roma, al lungo periodo di guerre civili, crisi istituzionali e sociali?
Fu Ottaviano (Roma 63 a.C.-Nola 14 d.C), alla fine della Repubblica, a proporsi come Signore di Roma, con auctoritas, ma concedendo la possibilità di poter percorrere la strada della restaurazione riuscendo a non divenire un dittatore, come faranno poi invece Nerone e Caligola.

Fu il suo un trionfo della saggezza. Egli deteneva il comando ma a prò di Roma e non del guadagno personale.
Fu un capolavoro politico. Il suo prestigio venne riconosciuto da tutti per la saviezza con la quale diresse il governo, pur agendo dall’esterno.
Era padrone assoluto ma proponendo quello che diventerà il principato non abusò mai dei suoi poteri, con la repubblica che tramontava e l’impero che nasceva.

La vasta opera di riforma politica e amministrativa di Ottaviano trasformò Roma.
Riorganizzò le province in due categorie: Senatoriali e Imperiali. Si preoccupò dell’esercito e delle frontiere, attento soprattutto alle minacce sui confini segnati dal Reno.

Fu importantissimo anche in campo culturale, appoggiando il famoso Mecenate e accogliendo a corte filosofi e scrittori, a prò dell’arte e degli studi.
Quella del primo imperatore, fu una capacità morale che lo fece assurgere al ruolo di Padre della Patria.

Instancabile per organizzare al meglio il Paese, dovrebbe essere esempio di dedizione a beneficio del popolo per ogni politico.
Non dimenticò mai i bisogni delle classi più umili, fu lodato da ricchi e poveri.

di Roberto Bianchi 

 

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