Le grandi conquiste

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Roma si aprì all’esterno, facendo addirittura entrare come basilare la scuola data dalla cultura ellenica

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Unione di culture e costumi

Rileggere la storia è arte che ci aiuta a comprendere molto di quanto i predecessori ci hanno lasciato, come esperienze e bagaglio di saperi. Nell’era della globalizzazione e dei conflitti inter-etnici, con le difficoltà enormi che abbiamo di convivenza tra culture diverse, sarà quanto mai utile analizzare un poco le vicende della Roma dei secoli III e II a.C.

I sudditi vennero assoggettati con pagamento di tributi, senza alcuna autonomia, con metodi di governo imperiosi.
Per trovare una soluzione, si dovette aspettare a lungo, fino al passaggio dall’età Repubblicana all’Impero.
Con gli acquisti territoriali c’era da decidere come amministrare le terre assoggettate.
Risulta immediatamente chiaro e lampante come venne optato, in epoca imperiale, per agire in modo antropologicamente e sociologicamente assai avanzato (la politica repubblicana aveva infatti fallito dopo una dura crisi).
Roma, con l’avvento dell’impero, non ridusse in stato di estrema soggezione i popoli che potevano essere sottomessi, bensì trasformò i nuovi territori in condizioni diverse, pur denominandoli sempre province, facendoli controllare da un magistrato ma garantendo a ognuno di aver rispettate la propria identità culturale e le specifiche peculiarità.
In tal modo fu possibile l’ingente accumulo di capitale e Roma si aprì all’esterno, facendo addirittura entrare come basilare la scuola data dalla cultura ellenica, riuscendo così ad accrescere conoscenze e saperi. 
Culture e costumi vennero uniti e con le province i rapporti erano continui, non si governava in modo angusto ma nel rispetto che sarà poi proprio ciò che contraddistinguerà la politica imperiale.

Com’è possibile rendersi conto, si tratta di un periodo importantissimo, di secoli, questo a sottolineare quanto non si possa ottenere tutto e subito, ma dopo oltre due millenni l’umanità non si è ancora resa conto di come le differenze tra i popoli, debbano essere un modo per poter evolversi, mettendo in comune ciò che vi è di positivo, perché siamo tutti diversi per particolarità ma uguali per valore e dignità. I sudditi si trasformarono davvero così al rango di alleati.

di Roberto Bianchi 

 

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