Interessantissime le pagine pubblicate dalla rivista “Archeologia viva” inerenti ai ritrovamenti avvenuti a Fiano Romano.
Nel bel palcoscenico di uliveti e pascoli, della cittadina che dista una mezz’oretta dalla capitale, sul principio dello scorso anno, il gruppo Tutela del Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza, ha recuperato importantissimi reperti.
La GdF sta fattivamente operando contro il commercio clandestino degli oggetti d’arte e nella sua ricerca ci ha permesso di poter avere ora ammirabili eccezionali documenti storici, relativi all’età dei gladiatori coincidente con gli ultimi anni dell’era prima di Cristo, quindi della Roma repubblicana.
Il reperto archeologico ha un sapore particolare, riesce a parlare di storia assai più di uno scritto e basiti ci lasciano i ritrovamenti relativi alle lastre coi bassorilievi illustranti i ludi tra gladiatori.
Le scene mostrano i combattenti vestiti con il tipico gonnellino detto subligaculum, che concedeva facili movimenti. Sulle lastre, ricomposte con le varie tessere che i clandestini avevano interrato, si nota la presenza di personaggi interessanti come il cornicen, ovvero colui che accompagnava gli scontri suonando la tromba ricurva, oppure altri musici detti Tubicines.
In altri reperti ritrovati si possono notare i vari abbigliamenti dei gladiatori, che narrano come in epoca repubblicana i ludi, in onore dei defunti, concedessero la bella presenza di scudi ed elmi assai accurati.
Anche l’armamento, è mostrato, era assai vario, per lo più daghe ma con la lama in diverse fogge. Tutte queste opere facevano parte del mausoleo di Monte Bove che era stato probabilmente edificato alla memoria di un importante magistrato, il loro valore infatti è notevole e quindi la spesa era stata ingente; i clandestini hanno nascosto a Fiano Romano tali ricchezze per celarle alle forze dell’ordine, interrandole. Il monumento si è potuto datare distinguendo l’elmo privo di visiera, tipico proprio dell’età repubblicana, il tutto risale a poco prima dell’avvento dell’età augustea.
I combattenti sono protetti all’inguine, da un gonnellino che veniva chiamato apron.
di Roberto Bianchi