La maggior parte dei romani vivevano in grandi palazzine (insulae) non sempre comfortevoli anzi spesso fatiscenti e in condizioni igieniche piuttosto discutibili.
La domus romana era invece l’abitazione dei ricchi, un domicilio privato all’interno della città.
Non tutte le domus erano uguali; vi erano domus grandi ed altre piccole che si adattavano alla mancanza di suolo urbano dove poter costruire.
Una domus romana classica, del tipo più grande aveva un’aspetto esterno molto particolare; assomigliava ad un piccolo fortino senza balconi e finestre se non poche, piccole e poste solo in alto.
Il muro che la circondava, la isolava dal mondo esterno, infatti la casa si sviluppava tutta all’interno. La porta d’entrata principale si affacciava all’esterno in modo quasi anonimo; era costituita da un portone in legno con due battenti e su ogni battente un batacchio in bronzo a forma di anello.
Entrati nella domus si doveva percorrere un breve corridoio che portava all’atrio (atrium) da dove si poteva accedere alle altre stanze della casa.
L’atrio era una sala rettangolare molto bella, luminosa e piena di affreschi, l’unica stanza luminosa della domus. La luce veniva dal soffitto dove al cento c’era un’apertura quadrata da dove si poteva vedere il cielo. La luce che entrava da questa apertura illuminava leggermente anche le stanze circostanti ed aveva anche la funzione di raccogliere acqua piovana all’interno di una grande vasca quadrata (impluvium) posta al centro della sala proprio sotto l’apertura del soffitto.
L’impluvium, questa vasca quadrata, raccoglieva l’acqua piovana che poi andava a riempire una cisterna sotterranea. Quest’acqua diventava la riserva idrica della domus romana e si poteva usare attingendola da un piccolo pozzo di marmo.
L’impluvium era molto bello da vedere e diventava, oltre alla sua utilità, anche ornamento della casa. Durante i banchetti serali veniva arricchito con fiori che galleggiavano sull’acqua creando un’effetto molto suggestivo.
Le pareti intorno all’atrio erano coloratissime, affrescate con figure mitologiche, decorazioni geometriche o paesaggi di fantasia.
Ai lati dell’atrio si aprivano le camere da letto (cubicula) che erano molto piccole e buie. Venivano illuminate con le lucerne ma la luce fioca non esaltava gli affreschi nei muri come quelli dell’atrio.
In fondo alla sala c’era il tablinum, lo studio del padrone di casa (pater familias) dove riceveva i suoi clienti.
Superando il tablinum si poteva accedere al peristilio, il giardino interno della domus. Nel peristilio si poteva ammirare un colonnato che lo circondava tutto intorno, le bellissime e profumate piante aromatiche e ornamentali, i fiori colorati e spesso anche animali veri come fagiani, pavoni e colombi. Una vera oasi di pace e bellezza...
La sala da pranzo (triclinio) si affacciava sul colonnato e vi si potevano notare i letti dove gli invitati si distendevano durante i banchetti.
La cucina, invece, non era un luogo molto importante per i romani facoltosi, era considerato un luogo di servizio dove accedeva soltanto la servitù.
Si poteva andare anche al piano di sopra che era il luogo più riservato della casa dove dormiva la servitù e parte delle donne della famiglia.
La descrizione che è stata fatta riguarda una domus tipo ma fa capire a grandi linee come vivevano i più ricchi. Le domus erano sicuramente molto belle da vedere ma molto meno comfortevoli delle nostre attuali abitazioni...
P.Pisano