Corse dei Cavalli

S ·  M ·  L ·  XL

Ai cavalli da corsa, i romani, dedicarono tutta la loro passione sportiva.

  HOME >> Roma Antica >> Corse dei Cavalli

Le corse dei cavalli nella Roma Antica

di Benedetto Di Giulio

Corse dei cavalliGli antichi Romani, grandi allevatori, crearono razze di cavalli adatti ad ogni impiego.
Furono però soprattutto i cavalli da corsa “Celeres equi”, quelli cui dedicarono tutta la loro passione sportiva, i più amati, i più curati, quelli per i quali il popolo si schierava in fazioni ed ai quali riservava un vero e proprio tifo da stadio.
Ad alcuni di questi, i più famosi, venivano eretti cippi funerari lungo le vie e ne venivano ricordate le vittorie, i piazzamenti, le origini genealogiche ed i circhi nei quali avevano corso, proprio come accade nella moderna ippica.
Il Circo, il luogo forse più amato e frequentato dai Romani insieme alle Terme.
A Roma ce n’erano diversi: oltre al Circo Massimo il più famoso ed il più antico, c’era il Circo di Flora, quello di Nerone, di Eliogabalo, di Adriano, quello di Massenzio e quello di Domiziano.
Importanti, decisivi e famosi quanto i cavalli erano gli aurighi, i guidatori delle bighe e delle quadrighe che correvano nel Circo.
Costoro all’inizio provenivano dalle classi meno abbienti o addirittura schiavi, tuttavia i più abili tra questi riuscivano a vincere moltissime corse e diventare nel corso degli anni veramente molto ricchi, talchè, successivamente anche i giovani delle classi più elevate si dedicarono a quella attività, che risultava comunque molto rischiosa e pericolosa.
Uno degli aurighi più famosi del tempo, quando si ritirò dalle corse aveva vinto tremila corse con le bighe e circa  millecinquecento con le quadrighe guadagnando al contempo milioni di sesterzi.

I cavalli da corsa, allora come oggi, venivano affidati ad allenatori professionisti che ne curavano l’addestramento, l’alimentazione, la preparazione atletica ed il loro impiego in corsa.
Tutta una complessa organizzazione era dietro le corse: veterinari, costruttori di carri, sellai per ogni sorta di finimenti, aurighi e fantini.
Esisteva persino un sistema di Agenzie Ippiche (ante litteram),  dove i risultati delle corse di Roma  arrivava per mezzo di piccioni viaggiatori, ai territori limitrofi.
Tutta questa gente dava luogo ad uno spettacolo di tale grandiosità e partecipazione popolare che solo Roma sapeva produrre, presto imitata dalle altre città e province dell’Impero.
Vincere nel Circo era di vitale importanza e per raggiungere lo scopo si utilizzavano tutti i mezzi, leciti o meno, compreso l’uso di droghe. Fu l’Imperatore Teodosio che per primo promulgò una legge, oggi diremmo, antidoping.
Gli Imperatori dunque, amavano partecipare alle corse nelle giornate dedicate, quando l’entusiasmo popolare raggiungeva il culmine e forse era proprio questo entusiasmo che essi intendevano intercettare per trasformarlo in consenso.
Si iniziava la mattina con l’arrivo appunto dell’Imperatore dei notabili e dei dignitari. Vi era un sovrintendente ai giochi che aveva l’autorità ed il compito di gestire lo spettacolo.
Sorteggiati i numeri di partenza si dava in inizio alle corse. La partecipazione popolare era paragonabile a quella dei moderni stadi di calcio. Le fazioni erano distinte da colori: verde, blù, bianco ecc. e gli umori erano quelli di un derby  stracittadino. All’esaltazione di una parte, corrispondeva la quasi depressione dell’altra avversaria. I Circhi dell’antichità potevano contenere fino a trecentomila spettatori ed a volte si verificavano veri e propri problemi di ordine pubblico che potevano sfociare in incidenti anche molto gravi con numerosi morti e feriti.
Tanto sugli spalti che nell’arena, la vita non era facile. Dicevamo ad esempio degli aurighi, i quali guidavano i cavalli in piedi sul carro e con la parte terminale delle redini avvolta intorno al proprio corpo. Dovevano compiere diversi giri intorno alla spina centrale del Circo e per guadagnare terreno e posizioni erano costretti a manovre spericolate ed azzardate per cui in caso di caduta gli esiti potevano essere nefasti. Ad un certo punto, vista la pericolosità degli eventi, si tentò di impedire le corse per legge, ovviamente la cosa non riuscì ma ciò la dice lunga sull’atmosfera che regnava nei Circhi. All’inizio si correva solo con le bighe, poi anche con le quadrighe, che era lo spettacolo più emozionante e successivamente anche con i cavalli montati.
Grande spettacolo dunque, grandi emozioni ma soprattutto grandi cavalli e la partecipazione di un popolo appassionato, gli Antichi Romani.

 

 

c/o GRAFOPOLI • Roma ITALY • redazione@colosseo-roma.it
web-design
FEED RSS2.0