La scienza veterinaria nasce forse prima della scienza medica, in quanto le antiche popolazioni di tutto il mondo che avevano addomesticato molti animali ed avendo questi una importanza vitale per la loro economia, giocoforza impararono ad allevare e curare animali di varie speci e tra questi il cavallo e altri animali da soma e da lavoro.
Assiri, sciti, greci, egiziani praticavano cure molto avanzate ed alcuni loro eminenti personaggi avevano approfondito l’argomento sotto forma di trattato.
Per tornare ai romani, che all’inizio non erano in particolare un popolo di cavalli ma che avevano la straordinaria capacità di assimilare il portato di altre culture, ripresero molto dai greci e soprattutto, nell’età imperiale, dalle popolazioni celtiche e dai galli che erano anche molto evoluti nel campo dell’equitazione.
Il termine veterinaria deriva appunto dall’antica Roma, e precisamente da Veterinae che altro non è se non il carro da trasporto al quale erano adibiti gli animali da soma, dal suo etimo Vetus, cioè vecchio e malandato, quindi da curare, discende il termine Veterinarius.
Precedentemente chi si occupava di cavalli e della loro cura era il Mulomedicus che successivamente divenne l’equorum veterinarius. Ma i romani ebbero il grande merito una volta apprese le conoscenze dei popoli che avevano via via conquistato, di divenire a loro volta il più grande popolo di cavalli che sia mai apparso sulla terra, eguagliati forse solo dagli arabi.
I romani conoscevano e curavano moltissime malattie con rimedi galenici messi a disposizione direttamente dalla natura.
Conoscevano e trattavano essenze vegetali, prodotti ricavati da minerali e parti animali, che venivano usati sotto forma di impiastri, beveroni, cataplasmi. Perfezionarono la chirurgia e gli strumenti necessari, applicarono sistemi per la cura e la protezione degli zoccoli dando inizio ad una primitiva forma di mascalcia.
Uomini illustri produssero trattati di grande utilità per il progresso della veterinaria, che precedentemente veniva definita con il termine greco ippiatria, per citarne solo uno, Vegezio ( V° Sec.) che scrisse un trattato di veterinaria in quattro libri, due sulle malattie equine, uno sui buoi ed uno sull’anatomia e le terapie.
I romani ebbero inoltre un altro grande merito: affrontarono il tema delle malattie parassitarie e contagiose e furono i primi ad effettuare controlli sulle carni macellate per l’alimentazione.