Lucio Giunio Bruto

Bruto, il noto personaggio romano nel quale possiamo vedere il vero fondatore della Repubblica in Roma

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Il grande Bruto Lucio Giunio

di Roberto Bianchi scrittore senese

LA STORIA
(VI secolo a.C.: circa 545 a.C.-509 a.C.)
Personaggio assai noto, il cui nome è legato dall’epos alla caduta della monarchia in Roma.
Nipote del re Tarquinio il Superbo, preferì il bene di Roma e sollevò il popolo per cacciare lo zio tiranno e despota.
Alla guida dei concittadini permise alla storia della Capitale di andare avanti, verso quella strada che porterà alla grandezza, prima della Repubblica e poi dell’impero; resosi conto dell’alterigia di Tarquinio il Superbo optò per la giustizia.
La leggenda narra che la goccia che fece traboccare il vaso fu l’oltraggio del cugino (il figlio del sovrano) nei confronti di Lucrezia e qui ci si può ricollegare alla storia di Clelia.
Venuto il tempo della Repubblica, venne eletto console nel 509 a.C.

IL VALORE DELLA FAMIGLIA
Valore fondamentale è la famiglia. Bruto Lucio Giunio scelse tuttavia la grande famiglia della comunità romana.
Oltretutto lo zio aveva anche ordinato l’uccisione del babbo di Bruto. La leggenda racconta che Bruto Lucio Giunio fu assai fine e acuto. Fece finta di essere lo stolto della famiglia. Accompagnò i cugini in un viaggio presso l’oracolo di Delfi, mentre chiedevano chi sarebbe stato il nuovo re di Roma.
La risposta fu che colui che avrebbe baciato sua madre sarebbe assurto al trono. Bruto interpretò la Terra come propria Madre e si chinò sul terreno per baciarlo.

FONDATORE DELLA REPUBBLICA ROMANA
In Bruto possiamo vedere il vero fondatore della Repubblica in Roma, anche se gli storici ne hanno probabilmente esaltato i pregi per sottolineare l’importanza della fine del periodo monarchico.
Rimase nella storia come allegoria della fierezza della Repubblica, tanto che mandò a morte persino suoi due figli, colpevoli di aver complottato contro Roma.

I DUE SENATORI
Con l’inizio dei due senatori a capo di Roma, si evitava il pericolo del dispotismo.
Il potere diveniva così diviso tra i due praetores divenuti consoles, al riparo dai pericoli ai quali portava un governo totalitario.
L’amor di patria di Bruno fu per sempre ricordati.
 

 

 

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