LA FAMIGLIA
(i fratelli Gracchi sono vissuti nella seconda meta le II secolo a.C.)
I Gracchi furono una delle più ragguardevoli famiglie dell’oligarchia romana, dalla quale uscirono figure assai importanti come i Fratelli Tiberio Sempronio Gracco e Caio Sempronio Gracco, figli di un alto magistrato e di Cornelia, a sua volte figlia di Scipione l’Africano e quindi parenti per via materna di una delle più notevoli stirpi di Patrizi. I membri dei Gracchi ebbero altissime cariche.
Sia Tiberio che Caio furono entrambi Tribuni della Plebe, in epoche diverse, il secondo infatti succedette al maggiore ucciso dopo una rivolta avvenuta nel 132 a.C..
Gracco, Tiberio Sempronio
(163 a.C.-132 a.C.)
Tiberio Sempronio Gracco, più volte eletto pro-console e console si mise in evidenza contribuendo attivamente alla liberazione dell’esercito romano caduto nelle mani dei Numantini in Spagna e con vigoria sottolineò quanto la guerra fosse negativa per Roma.
Venne eletto Tribuno della Plebe nel 134 a.C. mentre il popolo vagava in una situazione estremamente problematica soprattutto per quanto concerneva l’agricoltura ed egli promulgò la sua Rogazione Agraria, una nuova legge che ridistribuiva le terre ai cittadini per una grande innovazione che aiutasse davvero gl’indigenti. S’inemicò così tutti i nobili che una volta che egli presentò la sua candidatura insieme al fratello, manovrò il popolo e lo fece assassinare durante un tumulto proprio il giorno in cui si sarebbe votato.
Gracco, Gaio Sempronio
(154 a.C.-121 a.C.)
La legge agraria di Tiberio non venne abolita e Gaio, eletto tribuno, continuò l’opera del fratello.
Tuttavia il problema, affinché la legge fosse applicata era far sì che l’oligarchia la rispettasse, così a distanza di dieci anni, Gaio lavorò per provvedere a eliminare i problemi che intralciavano la legge stessa. Anche lui operò a prò della plebe. Comprese che erano nate nuove forze in Roma, ovvero il popolo operaio e gli artigiani. Emanò la Legge Frumentaria che prevedeva di distribuire gratuitamente grano ai poveri e ottenne grande popolarità.
Conseguita la fiducia del popolo venne riletto anche l’anno successivo quando si preoccupò della riparazione delle strade come di ottenere nuovi sbocchi lavorativi al proletariato romano.
Voleva anche allargare il diritto di cittadinanza ai latini, ma ciò lo avrebbe probabilmente reso così popolare da avere il massimo del numero degli elettori dalla propria parte e i patrizi non gli permisero di continuare la sua opera, dalla delusione, dopo che i nobili gli avevano messo contro Druso e una folta schiera di sobillatori, egli si fece uccidere da uno schiavo.