Appartiene ai leggendari racconti la figura dell’eroina Clelia, la quale fuggì dalla schiavitù di Porsenna, scappando a nuoto lungo il Tevere. Venne catturata, tuttavia il re le concesse la libertà ammirandone l’ardire e il coraggio.
LA LEGGENDA MISTA A STORIA
Era il secolo VI a.C., quando ancora il popolo etrusco deteneva il potere in Roma, come ci narra Tacito. Nella città a capo della monarchia era sul trono Tarquinio il Superbo che per gelosia aveva appena ucciso Servio Tullio.
Fu sovrano cattivo e crudele e con lui si giunse alla fine della monarchia.
Si era reso la popolazione completamente ostile, lo odiavano le genti e persino i familiari per le tante ingiustizie che compiva.
Si rivolgeva aspramente ai sudditi, ma l’evento che scatenò la storia di Clelia partì da un’azione del figlio del re che offese una donna sposata romana, chiamata Lucrezia.
La donna, per vergogna dopo aver subito l’oltraggio si suicide e il popolo scatenò le sue proteste.
Guidati da Giunio Bruto e Collatino i romani scacciarono dal trono Tarquinio il Superbo che si alleò con il lucumone Porsenna.
Avvenuta la pace tra Etruschi e Romani venne deciso di dare come ostaggio, in segno di tregua 10 donne ai Tarquini.
Tra queste vi era Clelia che insieme alle altre nove fuggì a nuoto per il Tevere fino al Ponte Sublicio, che però era stato distrutto: i Romani la ritrovarono e venne condotta dal re e davanti ai consoli.
Il re voleva sapere dalla giovane chi l’avesse aiutata, ma ella fieramente rispondeva:
“Ho fatto tutto da sola!” e venne graziata per la risolutezza e la forza d’animo.
LA FIGURA
Ce la immaginiamo bella donna, dai tratti tipici della romonina, con capelli scuri, l’affascinante portamento e tanto ardire.
Come simbolo di Libertà appare nella storia prima del più celebre Spartaco ma ella riuscì colà ove il Trace trovò invece la sconfitta.
La libertà è un concetto importante, fondamentale per giovani e adulti, per gli uomini della nostra epoca e per chi ci ha preceduto.
La libertà è la chiave della vita; persino il Divin Creatore ci lascia liberi di scegliere tra la virtù e il peccato, ma tra le genti c’è invece sempre qualcuno che si permette di tarpare le ali a chi, nel rispetto del prossimo, questa libertà la cerca.
Non voglio certo paragonare i tempi attuali alle schiavitù antiche, ma Clelia può essere metafora per intendere che non si può fare a meno della libertà, mentre attualmente uccidono le nostre possibilità di scelta, con le opinioni e le ideologie che muoiono sul nascere e i bisogni indotti che ci costringono tra manipolazioni d’informazione e distolta formazione.