Tutto nacque presso i sette i colli, tra l’XI e il IX secolo a.C., a cavallo tra l’era del bronzo e l’era del ferro.
Sparute capanne in legno, povere e malmesse, sorgevano presso i tanti corsi d’acqua.
I torrentelli tuttavia, pur garantendo disponibilità di liquido, s’ingrossavano con la piena nel periodo delle piogge.
Ecco allora che c’era d’arginare gli straripamenti. Le sette alture erano stupende, con piante di mirto e fichi, ma ogni cosa correva gran pericolo d’impaludamento.
Allora gli abitanti del Campidoglio e del Palatino si unirono a quelli della pianura del Velabro e poi con chi viveva presso il Tevere.
Ecco che con l’unità, il popolo divenne un tutt’uno e la vera Roma ebbe inizio a grande esempio di coesione.
Si cominciarono a seppellire i morti in zone comuni e la civiltà romana principiò il suo viaggio ultra millenario, mentre sull’Esquilino, ove si veneravano i defunti le popolazioni erano fuse in un’unica entità.
di Roberto Bianchi