Spesso la parola schiavo ci fa rabbrividire, a Roma invece il rapporto fra schiavo e padrone era simile a una normale relazione tra datore di lavoro e dipendente e assai spesso, anzi, si instauravano legami talmente forti e di affetto che persino conquistando la libertà, gli schiavi rimanevano nella casa del loro signore.
Era la mentalità romana, che non tollerava il supplizio e il patimento, così lo schiavo era ammesso a mangiare i cibi dei padroni.
Ai servi, non solo erano preservate le crudeltà, spesso venivano incaricati di mansioni importanti e ben voluti nella domus.
Persino nei tribunali, di solito, quando si verificava una diatriba tra servi e padroni, si tendeva a compiacere lo schiavo, ma da evidenziare è soprattutto ciò che accadde nel periodo di Augusto, quando i signori del patriziato facevano un vanto di essere tanto magnanimi dal dare a tutti la possibilità di divenire liberti.
Si verificò una tale quantità di liberazioni dallo stato di schiavismo, che si dovette fare una legge che limitasse alla maggiore tale operazione.
di Roberto Bianchi