Roma, la "Città d’Acqua" era famosa per gli undici straordinari acquedotti che alimentavano i bisogni della città ma quello che la rendeva ancora più speciale erano le sorgenti d’acqua sacre che si trovavano dentro le mura e nei dintorni.
Le fonti sacre erano di frequente seguite dalle Sibille, delle vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio; personaggi femminili paragonabili alle ninfe per il loro legame con l’acqua. La Sibilla è una figura veramente esistita ma presente nella mitologia greca e romana.
La tradizione romana diceva che le Sibille erano in tutto 17 ed erano sacre ad Apollo e Venere. Le Sibille erano profetesse e veggenti e spesso vivevano in grotte vicine alle sorgenti d’acqua sacre.
Tra gli acquedotti, uno particolare è quello della cosiddetta "Acqua Marcia" che non è chiamata così perché cattiva ma perché prende il nome del pretore che nel 144 a.C. la fece canalizzare per farla arrivare fino alla città. Quinto Marcio Re preferì prendere l’acqua destinata ad alimentare il tempio di Giove Capitolino direttamente da una delle sorgenti dell’Aniene, anzichè dal corso del fiume. L’acqua era abbondante, pura e di ottima qualità, considerata la più buona tra tutte le acque trasportate dai tanti acquedotti che alimentavano Roma.
Patrizia Pisano