Erano i tempi delle campagne belliche a difesa dei confini dell’impero contro i barbari.
Le legioni marciavano compatte e Cadius montava, da buon cavaliere il suo bel destriero, con in resta la lancia appuntita e sul braccio sinistro lo scudo con l’effige dell’aquila bicipite.
“Non riuscirò a combattere!” diceva pauroso e temendo ogni alito di vento. Aveva negli occhi l’immagine dell’orda di unni e incivili, con gli occhi iniettati di sangue, assalire con il coltello tra i denti.
“Avanti miei prodi!” urlava il comandante a capo della coorte. Fanti armati alla leggera e soldati con l’armatura pesante, porta-insegne che avevano i vessilli della Roma Antica, generali e centurioni: parevano tutti sicuri di sé.
Cadius si sentiva meschino, il terrore lo assaliva.
“Ma dove trovano le energie e il coraggio i miei compagni?” si chiedeva pensando ai tanti atti eroici compiuti dai Romani.
Quella notte sognò di trovarsi innanzi all’arco di Costantino, dalle effigi che compaiono su tale splendida costruzione, nel sonno gli parve vedere animarsi un cavaliere che da marmoreo divenne vero.
“Hai paura soldato?” chiese il cavaliere a Cadius.
Cadius rimase terrorizzato da questo prodigio del cavaliere animato ma poi confessò:
“Sono un pavido! Vorrei capire come fanno i miei compagni a trovare tanto ardimento ed osare di sacrificare sé stessi a prò di Roma!”
Cadius pensava a pozioni fatate, a scudi stregati, a lance tramutate in armi invincibili da chissà quali maghi.
“Si tratta di qualcosa di assai più importante!” disse il cavaliere durante quel sonno a Cadius e svelò il segreto dell’esercito imperiale.
“Bisogna combattere con l’amore per la patria. L’amor patrio è quella magia che ti porta a sacrificarti per la tua gente e a non avere più paura!”
Fu così che l’amor patrio entrò nell’animo di Cadius e la mattina dopo al sorgere del sole, quando il cielo era imporporato dall’astro nascente del giorno e tutti dovevano ancora svegliarsi, lui era già a cavallo pronto a sfidare i terribili barbari per difendere il popolo romano.
“Roma amore mio!” urlava senza timore e le sue gesta rimasero scritte negli annali degli eventi bellici.