La magia del sorriso

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Nella Roma Antica, plebei e lavoratori si recavano ogni giorno alla Domus del ricco patrizio.

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Un sorriso nella Roma Antica

di Roberto Bianchi pedagogista e scrittore

Ogni giorno plebei e lavoratori si recavano alla Domus del ricco patrizio. C’era chi recava ceste di frutta, chi offriva primizie trovate nelle campagne di Frascati, ognuno portava doni per ingraziarsi il Magistrato ma nessuno era sincero, andando solo in cerca di tornaconto personale.
“Che tristezza vedere tutta questa falsità!” diceva il patrizio, paludato dietro la sua preziosa tonaca e seduto al centro del giardino.
Intorno a lui i servitori facevano entrare i plebei. Lui per prassi doveva poi dare pane od offrire lavoro.
Il magistrato era sempre più angosciato.
Un giovane romano, Arus, guardava da fuori del dovizioso cortile, le scene che ivi si svolgevano. Era un ragazzo pieno di allegria, aveva in cuore la tipica cordialità romanesca, sempre portato al riso e all’allegria.

“Fatti in là!”
gli ordinò un contadino che spingeva un carretto colmo di agrumi da portare in omaggio al patrizio.
L’educato Arus si scansò per far passare il colono ma storse la bocca e replicò:
“Io non ho nulla da portare al ricco Signore tuttavia vedo nel suo volto la tristezza e voglio regalargli un sorriso!”
Quando tutti se ne furono andati via, anche Arus chiese il permesso per entrare nel ricco cortile. In esso c’erano splendide fontanelle con le figure di Bacco e di Dioniso, di Diana e Cerere. Non mancavano alberi ricolmi di frutti e schiavi che sventolavano i ventagli per rinfrescare il triste padrone.

“Non ne posso più!”
diceva fra i denti il magistrato seduto sconsolato sul comodo tronetto del suo giardino e riflettendo su quei comportamenti affatto amichevoli dei popolani.
Arus si avvicinò timido poi offrì il suo dono:
“Io non ti porto oggetti materiali o prodotti dei campi ma solo la mia allegria!” disse e regalò il suo sorriso.
Dopo aver trascorso ore in salamelecchi e finzioni, il magistrato non poté che sentirsi il cuore aperto a quell’espressione di amicizia e confortante. Fu un sorriso davvero magico.

La lietezza della gente di Roma è tipica caratteristica dell’Urbe. Da secoli e secoli il Romano ama scherzare e sa che il sorriso è quanto di meglio si possa donare a colui al quale si vuol bene.
Da quel giorno Arus fu per sempre il primo a essere accolto ogni mattina nel cortile patrizio e divenne grande amico del magistrato: lui che non aveva portato niente davanti al tronetto ma solo un sorriso…

 

 

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