Il ricco magistrato viveva nella sua stupenda Domus: si trattava della tipica casa nobile dell’Antica Roma. Vi erano magnifiche statue di Giove e fontane, fiori e tanti servi.
“Lavatemi e improfumatemi ma soprattutto tenete lontani gli altri!” ordinava il padrone di casa alle schiave.
Anche sua moglie la matrona, era altezzosa e mentre si faceva pettinare dalla servitù, con la chioma elaborata finemente, non pensava che ai festini notturni e alle cetre che avrebbe sentito addolcire la sua serata tuttavia non era serena né gioiosa per la doviziosità che la contornava e ordinava:
“Pettinatemi con cura, si deve vedere bene che sono una patrizia!”
Intanto che diceva ciò udì cantare degli stornelli per la via.
Si affacciò per capacitarsi di dove provenissero quei canti.
“…Ma è proprio dalle insulae dei plebei che si sentono inni di festa!” commentò sdegnata.
Le insulae erano le case dei quartieri del popolo povero. Esse erano dei condomini con appartamenti miseri e piccoli. Vi risiedevano gli artigiani meno abbienti, con le loro botteghe a pianterreno e nei piani superiori alloggiavano gli esseri davvero privi di ogni sostanza. C’era tuttavia tanta solidarietà tra questa gente.
“Dividiamo le pagnotte offerte dall’imperatore!” diceva un plebeo porgendo le proprie focacce ai compagni.
Si mangiava insieme e c’era grande unione, mentre nella domus era vietato l’ingresso all’estraneo, vincevano l’egoismo e l’avarizia.
Quando qualche plebeo si avvicinava al magistrato per rendergli omaggio, egli lo scacciava ordinando ai servi di colpirlo: era uomo tirchio e dedito solo alla baldoria con gli altri patrizi.
Mentre i canti di gioia e letizia continuarono ad alzarsi dal rione povero, la matrona si diresse a decorare la statuetta sita nel larium, la stanza dedicata alle funzioni religiose della famiglia. Si trattava di una piccola opera scultorea che rappresentava i Lari protettori della casa:
“Oh mio divino genio tutelare del focolare, perché nella mia casa c’è tanta tristezza e nella povera abitazione dei plebei si canta di gioia?” chiese la matrona alla piccola statua.
Lo spirito protettore della domus rispose:
“Quella dei plebei è rispetto alla tua una vera casa: è la casa del cuore!” e la patrizia si vergognò della sua esosità e della personale tirchieria.