Erano i tempi delle guerre e delle conquiste: Roma era divenuta la città più importante di tutte le terre conosciute. Ne cantavano le imprese letterati e poeti, si recitavano nei teatri le scene delle vittorie sul campo. Tuttavia il popolo non era più unito, i Romani non si sentivano più fratelli tra loro.
La Lupa Capitolina, simbolo della città piangeva e soffriva:
“Vorrei vedere la mia gente amarsi!” si dava pena.
Proprio l’essere uniti e il sentirsi un sol popolo aveva reso tanto forte la gente dell’Urbe e adesso era assai pericoloso doversi affidare ai mercenari, ovvero coloro che difendevano i colori della patria solo per i soldi e non per l’onore di servire il proprio suolo natìo.
La Lupa Capitolina se ne stava a piangere su quelle scene di litigi e antipatia verso ogni concittadino che ciascuno manifestava. Non ci si stringeva più la mano, non si camminava insieme ma guardando di soppiatto e con acrimonia il compagno.
La bella fiera emblema di Roma chiese al cielo un segno.
Dall’alto dell’empireo essa venne udita e si scatenò una tremenda tempesta. Il cielo si offuscò e tutto divenne scuro mentre tuoni e lampi si aizzavano su ogni costruzione e via.
“Guardate quel fulmine!” dissero alcuni impauriti tentando di ripararsi dalla pioggia battente.
Un fulmine si scagliò vicino alla lupa e distrusse i due gemelli che suggevano il buon latte della madre adottiva.
I due gemelli vennero polverizzati.
“E’ un segno!” comprese il popolo vedendo quell’allegoria della fratellanza sparire sotto la furia degli elementi.
Ogni Romano si rimboccò le maniche. Vennero portati i materiali per costruire di nuovo i due gemelli. Ottimi artisti contribuirono fino a che le due figurette scultoree non furono ricollocate sotto alla lupa.
“Da ora in poi Roma sarà fatta solo di fratelli!” dicevano tutti ammirando l’opera tornata coi gemelli.
La lupa smise di piangere, il popolo aveva capito e da quel giorno Roma continuò la sua storia infinita, sopravvivendo a ogni problema e a ogni crisi grazie alla forza che tutti sono riusciti a trovare con l’orgoglio della Romanità: e tutt’oggi Roma trionfa ancora immortale con la Lupa a immagine di fratellanza e unificazione.