Il celebre autore dell’Eneide fu uno dei preferiti alla corte di Augusto, con sempre Mecenate a coronarlo di lodi ed encomi. Iniziò con la poesia bucolica, per poi darsi in toto allo studio della filosofia.
Le gesta epiche di Enea, da lui narrate, risultano quanto mai appassionanti, esse vollero celebrare la Romanità, cantando del fondatore della gens julia, alla quale lo stesso Augusto diceva di appartenere.
Ecco come comincia la famosa opera:
VIRGILIO
ENEIDE
Canto le armi, canto l’uomo che primo da Troia
venne in Italia, profugo per volere del Fato
sui lidi di Lavinio. A lungo travagliato
e per terra e per mare dalla potenza divina
a causa dell’ira tenace della crudele Giunone,
molto soffrì anche in guerra: finché fondò una città
e stabilì nel Lazio i Penati di Troia,
origine gloriosa della razza latina
e albana, e delle mura di Roma, la superba.
Musa, ricordami tu le ragioni di tanto
doloroso penare: ricordami l’offesa
e il rancore per cui la regina del cielo
costrinse un uomo famoso per la propria pietà
a soffrire così, ad affrontare tali
fatiche. Di tanta ira son capaci i Celesti?
Vi fu un’antica città, abitata dai Tiri,
che fronteggiava l’Italia e le foci del Tevere
da lontano: Cartagine, ricchissima di mezzi
e terribile in armi. Si dice che Giunone
la preferisse a ogni terra, persino alla stessa Samo,
e vi tenesse le armi e il carro.
di Roberto Bianchi