Notevole autore di opere filosofiche, era maestro del difficile imperatore Nerone.
Ci ha lasciato opere scientifiche, filosofiche ed è stato autore anche di belle tragedie per teatro.
Purtroppo molte delle sue orazioni sono andate perdute, ci è giunto tuttavia materiale sufficiente per comprenderne la grandezza, soprattutto nei dodici libri chiamati da lui I dialogi, nei quali si rivolge al lettore come dialogando con esso.
Riteneva l’ira inutile e inaccettabile, predicava il controllo delle passioni in attinenza alla dottrina stoica, approfondì il problema della ricchezza in relazione alla felicità, cercando di elevare l’uomo moralmente.
Fondamentale fu per i cristiani elaborare il suo discorrere sull’interiorità.
Ecco come apre la sua opera sull’Ira:
1. Il concetto di ira ed il ritratto dell’adirato
[1] Hai insistito, o Novato, perché scrivessi come si può placare l’ira, e mi pare che tu abbia buone ragioni di temere soprattutto questa passione che, più d’ogni altra, è spaventosa e furibonda. Le altre, a dir vero, hanno una componente di tranquillità e calma, questa è tutta eccitazione ed impulso a reagire, è furibonda e disumana brama di armi, sangue e supplizi, dimentica se stessa pur di nuocere all’altro, è pronta a precipitarsi immediatamente sulle armi ed è avida di una vendetta destinata a coinvolgere il vendicatore. [2] Per questo motivo, alcuni saggi definirono l’ira "un momento di pazzia"; come quella, infatti, è incapace di controllarsi, incurante delle convenienze, insensibile ai rapporti sociali, cocciuta ed ostinata nelle sue iniziative, preclusa alla ragione ed alla riflessione, pronta a scattare per motivi inconsistenti, inetta a distinguere il giusto ed il vero, quanto mai somigliante a quelle macerie che si frantumano sopra ciò che hanno travolto.
di Roberto Bianchi