Lo rammentiamo per la sua magna importanza in quanto tragediografo.
A lungo le sue opere furono recitate nei teatri di Roma e per secoli e secoli seguite con passione dagli spettatori, che si ritrovavano numerosissimi, ad assistere alla messa in scena delle farse da lui scritte.
Storie d’amore, tranelli, trame perspicaci e ironiche, tinte di colori accattivanti e anche sottilmente psicologiche, erano tutti ingredienti delle commedie di Paluto.
Traduzione primi versi dell’Amphitrou di Plauto:
Innamoratosi di Alcmena, Giove Assunse l’aspetto di suo marito, mentre Anfitrione combatte con i nemici per la patria. Mercurio, nei panni di Sosia, lo assiste. Questi inganna servo e padrone al loro ritorno. Anfitrione fa una scenata alla moglie, e (i due rivali) si accusano l’un l’altro di adulterio. Blefarone, preso come arbitro, non sa distinguere chi dei due sia Anfi-trione.
Si viene a sapere tutta la faccenda: quella (Alcmena) partorisce due gemelli.
Ora dirò innanzi tutto che cosa sono venuto qui a trattare;
poi esporrò l’argomento di questa tragedia.
Perché avete aggrottato la fronte? Perché ho detto che questa
sarà una tragedia? Sono un dio, in un attimo la cambierò.
Questa stessa, se volete, io farò in modo che da tragedia
sia una commedia con tutti i medesimi versi.
Volete che lo sia o no? Ma io che sciocco, come se non sapessi
che voi lo volete, dal momento che io sono un dio!
Capisco che cosa pensate nel vostro animo su questa cosa.
Farò in modo che sia una commedia mista di tragico: infatti non
mi sembra giusto che io faccia in modo che sia dall’inizio alla
fine una commedia, nella quale invece partecipano re e dei.
E allora? Poiché anche un servo ha la sua parte qui,
farò in modo che sia, come ho detto, una tragicomedia.
di Roberto Bianchi