Creatore di importanti carmi, a Roma sin da giovanissimo, s’innamora di Clodia e a lei dedica tanti canti d’amore, chiamandola Lesbia.
Nelle sue opere troviamo epigrammi, liriche in metri vari e anche scritti più lunghi.
L’amore per Clodia è al centro dei suoi componimenti, tuttavia leggendolo si apprezzano assai le sue belle idee verso l’amicizia, la passione e il trasporto con cui scriveva e parlava di personaggi e fatti.
Alla storia è passato un suo scritto sulla morte del fratello.
I successori lo chiamarono doctus, per rimarcare la sua piena adesione alla poesia alessandrina.
Ecco una traduzione di un canto a Clodia, usando come detto lo pseudonimo di Lesbia:
Godiamoci la vita, mia Lesbia, l’amore,
e il mormorio dei vecchi inaciditi
consideriamolo un soldo bucato.
I giorni che muoiono possono tornare,
ma se questa nostra breve luce muore
noi dormiremo un’unica notte senza fine.
Dammi mille baci e ancora cento,
dammene altri mille e ancora cento,
sempre, sempre mille e ancora cento.
E quando alla fine saranno migliaia
per scordare tutto ne imbroglieremo il conto,
perché nessuno possa stringere in malie
un numero di baci cosí grande.
di Roberto Bianchi